Quel piano rifiuti mai decollato
4 aprile 2009 18 : 57
Una gestione fallimentare costata 1,4 miliardi di euro. È quella dei rifiuti in Sicilia, con gli Ato che hanno accumulato debiti per 900 milioni, i termovalorizzatori mai partiti ma costati già 200 milioni di contenziosi e una struttura, lŽArra, che ha coordinato tutta la filiera della raccolta della spazzatura e che è costata in quattro anni 314 milioni.

Un fiume di denaro che non ha prodotto alcun miglioramento dei servizi di raccolta. Anzi. Da Catania a Palermo, da Messina a Enna e Caltanissetta, mezza Sicilia vive una quotidiana emergenza. Gli Ato sono sullŽorlo del collasso per i debiti accumulati: secondo Confindustria e Cgil il debito degli Ambiti territoriali ottimali con i Comuni raggiungerebbe quota 900 milioni di euro e, a macchia di leopardo, in varie zone dellŽIsola la raccolta viene sospesa per la protesta degli spazzini che non ricevono lo stipendio. È successo qualche giorno fa a Catania, dove nei paesi etnei gestiti dallŽAto 3 Simeto Ambiente i dipendenti delle cooperative addette alla raccolta di rifiuti non hanno lavorato; a Gravina di Catania i rifiuti sono arrivati a coprire la porta dŽingresso di un parco pubblico. Il mese scorso sette operai di Sicilia ambiente, la società che gestisce la raccolta dei rifiuti a Enna, sono saliti sulla rocca di Cerere minacciando di buttarsi se non avrebbero ricevuto subito lo stipendio. A Mistretta, in provincia di Messina, sono stati indagati i vertici dellŽAto rifiuti locale per interruzione di pubblico servizio.

Per affrontare questa emergenza ieri la giunta regionale ha dato via libera ad anticipazioni di cassa agli Ato maggiormente indebitati. Su proposta dellŽassessore al Bilancio, Michele Cimino, la giunta ha deciso di avvalersi di una norma specifica (lŽarticolo 4 della legge regionale 21 del 2008) per anticipare i fondi. In attesa, comunque, che diventi legge la riforma degli Ato voluta dal governatore Lombardo, che prevedeva la riduzione degli Ambiti territoriali. Peccato però che dopo il varo del decreto, poi stoppato dallo stesso Lombardo che ha optato per il disegno di legge, alcuni Comuni hanno iniziato a liquidare le società che gestivano Ambiti che sarebbero scomparsi in base alla riforma. Come ha fatto Palazzo delle Aquile che ha liquidato la società Palermo ambiente, con il risultato che adesso i 70 lavoratori sono senza stipendio. Ieri il direttore del Comune, Gaetano Lo Cicero, ha incontrato i sindacati e prospettato due soluzioni: il trasferimento dei lavoratori allŽAmia o lŽavvio di contratti di solidarietà, il tutto a spese del Comune.

Ma cŽè di più: lŽanno perso in attesa di rifare la gara sui termovalorizzatori, ha già provocato il collasso delle discariche. Non a caso il governo nazionale è dovuto intervenire affidando, a esempio, poteri speciali al prefetto di Palermo visto che la discarica di Bellollampo ha raggiunto i limiti di capienza. Nel caos rifiuti si è inserita, infine, anche la riforma della burocrazia regionale voluta da Lombardo e, questa sì, votata dallŽArs che ha previsto la chiusura entro il prossimo anno dellŽArra con lŽaffidamento delle competenza in altri dipartimenti.



Fonte: (Repubblica.it)