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Motivi della Protesta

Nel mese di Settembre 2005, i cittadini ricevevano a mezzo posta la prima rata della bolletta relativa alla TIA (Tariffa Igiene Ambientale) recante un importo in acconto addirittura superiore rispetto all'importo complessivo pagato dagli stessi con il precedente sistema TARSU fino all'anno precedente. Tale importo è stato richiesto dalla Belice Ambiente S.p.A., per lo svolgimento del servizio di raccolta dei rifiuti. Nel mese di febbraio 2006 venivano poi recapitate agli utenti le bollette relative al “saldo”, che confermavano le prime impressioni: recavano cioè importi dal 150 al 500 % superiori rispetto a quelli del precedente sistema TARSU.

Da quando il comitato Mosaico ha cominciato ad analizzare dal punto di vista tecnico la questione, sono emersi leggerezze, strafalcioni, errori, responsabilità tali da rendere paradossale l'intera vicenda. Proviamo ad elencarli qui di seguito:

  1. Manager. I Sindaci, tutti insieme, hanno eletto un intero Consiglio di Amministrazione della Società composto da persone per nulla qualificate, mentre avevano il dovere di rivolgersi a manager competenti.
    Sono apparse innanzi tutto poco oculate le scelte dei nostri Sindaci nell'individuare il management societario. Siamo di fronte ad una Società per Azioni che non riesce nemmeno a rispettare le regole che essa stessa si è data: l’art. 17 dello statuto dell’ente gestore evidenzia tra i requisiti per l'elezione a consigliere del CdA il possesso di precedenti esperienze manageriali nel settore dei rifiuti. I consiglieri eletti di volta in volta non rispondono a tali requisiti: si tratta, tra gli altri, di un geometra (l'ex presidente), un ragioniere, un dirigente scolastico, un avvocato che vantano solo una lunga ed onorata carriera nelle fila dei partiti politici. Situazione questa che fa sorgere il legittimo dubbio di una gestione politico-clientelare delle cariche societarie.


  2. In house. I Sindaci hanno poi deciso di lasciar gestire la raccolta agli sprovveduti di cui sopra, invece di individuare in tutt'Europa la ditta migliore.
    Ci saremmo aspettati l'indizione di una pubblica gara d’appalto, per individuare l'impresa cui affidare un servizio tanto delicato quale quello dei rifiuti. I nostri primi cittadini hanno invece deciso all'unanimità, con deliberazione assembleare del 31.3.2004, lo svolgimento del servizio tramite la forma in house providing cioè in pratica auto affidandosi la gestione e lasciandola nelle mani dei manager di cui sopra. La ragione di questa scelta non appare chiara, anzi in più occasioni, anche ufficiali, i rappresentanti della Belice Ambiente hanno parlato di forze occulte in grado di pilotare eventuali gare ad evidenza pubblica.


  3. Spese folli. I Sindaci si sono accorti solo il 2/12/05, cioè dopo ben tre anni, che potevano controllare le spese della Belice Ambiente.
    La legge dice chiaramente che la pratica dell'in house dovrebbe rappresentare un'eccezione all'applicazione delle direttive in materia di appalti. Bisogna tra l'altro mettere in atto tutte le cautele che la normativa impone. Nulla di tutto ciò è stato fatto. Mosaico ha denunciato tale situazione alla Commissione Europea la quale ha addirittura aperto una procedura d'infrazione contro la Società mazarese, per appurare la presenza di eventuali irregolarità.


  4. Gradualità. Il 20/12/04 tutti i Sindaci decidono per il passaggio ad una nuova tariffa, mentre potevano mantenere la vecchia tassa per qualche anno ancora.
    Più impopolare, e se possibile più grave, è stata la decisione presa il 20/12/2004 quando il fronte dei Sindaci, ancora una volta compatto, opta per il passaggio dalla collaudata Tarsu alla nuova Tariffa Igiene Ambientale. Una mossa affrettata perché è assurdo introdurre la TIA senza disporre di un sistema di pesatura dei rifiuti cosicché ognuno paghi per quanto inquina. Una mossa azzardata perché non affatto obbligatoria e che ci proietta nel campo della sperimentazione dato che, a dieci anni dal decreto Ronchi, siamo in Italia tra i pochi ATO a non avere più la vecchia TARSU.Come aggravante è stata delegata alla Società anche la competenza a deliberare sulla tariffa, tagliando fuori dai giochi tutti i consigli comunali dell'ATO TP2, espressione suprema dei cittadini ed organo cui l'attuale normativa attribuisce il potere di decisione sull'importo della tariffa rifiuti.


  5. Tariffa. I Sindaci hanno deciso di far pagare tutto e subito ai cittadini, mentre almeno il primo anno era il Comune a dover anticipare tutto e a contribuire dal bilancio.
    Anche sul fronte Tariffa rifiuti, il comitato Mosaico ritiene sussistano parecchie irregolarità. E da subito ha contestato l'atto con cui l'Assemblea dei soci di Belice Ambiente ha determinato l'importo della bollette recapitate agli utenti. Non vi è traccia della auspicata gradualità nel passaggio da tassa a tariffa. Forse perché essa doveva realizzarsi anche grazie al contributo di somme pubbliche che i Comuni si sono guardati bene dallo sborsare. Il metodo utilizzato per il calcolo dell'importo delle bollette è molto approssimativo, errato, per nulla chiaro tanto da disorientare anche i tecnici più esperti. Un CdA incapace non ha previsto premialità per chi differenzia la raccolta, né alcuna diversificazione delle tariffe per le diverse realtà locali che avrebbero potuto innescare un meccanismo virtuoso che, facendo leva sulle sinergie tra differenti contesti dell'ATO e sulla collaborazione responsabile dei cittadini col gestore, punta ad un'offerta efficiente e di qualità, pur nel contenimento dell'aggravio sull'utente finale
Sostanzialmente l’applicazione nell’ATO TP2 della nuova gestione ha disatteso i principi fondamentali dello stesso decreto costitutivo Ronchi: efficienza, efficacia ed economicità della gestione(art. 32, comma 3 D.lgs. 22/97), prevenzione (artt. 3, 25 e 42 D.lgs. 22/97), principio del “chi inquina paga” (direttive CE 91/156, 91/689 e 94/62) e passaggio graduale dal vecchio al nuovo regime tariffario (art. 11, comma 1, DPR 158/99).